Zanzibar: come aiutare la popolazione locale

Zanzibar

Nell’organizzazione del viaggio a Zanzibar, oltre a tutte le informazioni su cosa portare, cosa fare prima di partire e soprattutto cosa vedere, un’attenzione speciale è stata dedicata alla preparazione di una giornata speciale che avrei trascorso lì.

Zanzibar: non solo turismo e spiagge

Per l’idea di questa avventura devo ringraziare una cara amica  – nonché nostra agente di viaggio – Runa. Mi raccontava la sua esperienza a Zanzibar: era andata in un villaggio locale a portare colori, quaderni e caramelle ai bambini. Grazie a questa chiacchierata, nella mia testa hanno iniziato a prendere forma mille idee e in questa avventurosa idea il mio compagno è stata una risorsa importante, il suo supporto fondamentale per organizzare e vivere questa esperienza.

So bene che molti penseranno alla solita goccia nel mare, al granello che non fa deserto, o addirittura allo scrupolo di coscienza, ma per me non era e non è stato così. Il mio desiderio era di affacciarmi educatamente nella vita zanzibarina, quella lontana dal frastuono di Stone Town, dal rumore del vento e delle spiagge di sabbia bianca. Ho frugato negli armadi, trovandoli pieni di indumenti nuovi o semi nuovi parcheggiati già da un po’, dimenticati sotto altri indumenti e riflettevo sulla quantità di oggetti di dubbia utilità di cui ci circondiamo e accumuliamo senza la reale necessità. In questa meravigliosa giornata ho incontrato molti occhi che porterò nel mio cuore, questa esperienza mi ha lasciato più di quello che ho donato io a loro, la loro serenità e semplicità mi ha fatto riflettere sul fatto che forse a volte ci concentriamo sulle cose sbagliate.

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Nella preparazione del “nostro viaggio” a Zanzibar ho deciso di riempire buona parte delle nostre valige cercando di metterci quante più cose entravano, facendo attenzione a non superare i pesi imposti dalla compagnia aerea, con abbigliamento (in buono stato e anche cose nuove), caramelle, colori a cera (perché non necessitano di temperino), quaderni e fogli bianchi, saponi in pezzi; i nostri amici di Vercelli, Patrizia e Dario, su consiglio della nostra guida hanno comprato in loco del riso suddiviso in sacchetti da lasciare alle donne o ai capi famiglia.

Quello che per noi diventa superfluo per loro invece è una prima necessità. Dal vestiario, a saponi e creme, sono ben contenti di ricevere un piccolo dono. Arrivata lì mi sono accorta che in realtà forse occorrevano più cose e che quello che ero riuscita a portare era davvero solo una goccia nel mare.

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Il rammarico più grande mio e del mio compagno è stato il non aver pensato a comprare dei “banali” palloni da calcio da lasciare nei vari villaggi. Li i bambini ti assalgono per avere una sola caramella, i loro giochi sono molto semplici e soprattutto giocano con qualsiasi cosa, anche bottiglie di plastica, giocano soprattutto con la fantasia. I nostri bambini invece sono così abituati ad avere tutto che non conoscono più il valore delle cose.

Zanzibar: vi racconto la mia Africa

Mentre scrivo stanno trasmettendo un film che adoro, Sognando l’Africa, tratto dall’omonimo libro di Kuki Galmann: questo é stato forse uno dei libri che più mi hanno appassionato all’Africa e alla sua natura incontaminata, al suo mistero, a quel fascino che rapisce gran parte dei viaggiatori, al suo popolo e a quegli immensi sorrisi. Ed è per questo che immagino e penso a com’è stata la Mia Africa.

Certe circostanze semplicemente si creano, io li chiamo ormai Sincronismi. L’appuntamento con la nostra guida, Gigi, era alle 9.15 fuori dall’hotel. Questa giornata l’avremmo trascorsa con i nostri nuovi amici di Vercelli, Dario e Patrizia.

Prima tappa Jozani Forest. Durante la visita ci siamo fermati a chiacchierare con una famiglia che lungo la strada aveva una bottega della frutta, un’allegra e colorata famiglia con due stupendi bimbi dagli occhi penetranti; abbiamo comprato qualche frutto da mangiare , un uomo molto umile e gentile che abbiamo dovuto trattenere dal riempirci di frutta visto che non volevamo prenderci il resto.

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Quei bambini felici anche se non avevano nulla mi hanno fatto pensare ai nostri bambini e a quanto sono circondati dal superfluo. Con Gigi ci siamo diretti al primo villaggio. Lasciata la strada principale ci siamo addentrati su strade di terra rossa, la vegetazione rigogliosa. Ci siamo fermati davanti delle case e siamo stati praticamente assaliti da alcuni bambini avvolti in coloratissimi vestiti un po’ sgualciti. I nostri amici hanno acquistato il riso. Il negozio era veramente piccolo ma fornitissimo di ogni cosa, la guida gli ha detto due parole e ci ha lasciati lì ad aspettare che facesse i sacchetti con il riso.

La frase pole pole ha un suo perché lì la gente fa tutto con una calma disarmante che per noi abituati alla velocità e all’ottimizzazione dei tempi è quasi snervante, ne abbiamo approfittato per guardarci intorno e fare foto. Li di fronte a noi c’era un albero di cotone, non ne avevo mai visto uno. Nel frattempo Gigi, che era andato a parcheggiare più avanti, era tornato a piedi per vedere come mai eravamo ancora la e ci ha trovati che cercavamo di far capire al negoziante che avevamo bisogno ancora di altri 5 sacchi di riso.

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Ci siamo incamminati tra alberi e case di fango, davanti a noi tanti ragazzi seduti a pregare e poi donne intente a cucinare e bambini che giocavano. Ci siamo avvicinati cautamente ai bambini perché volevano donare loro colori e caramelle ma i più piccoli sono scoppiati in un pianto disperato appena ci hanno visto avvicinare, e le mamme divertite da questa scenetta se la ridevano a crepapelle. Le donne sono avvolte nei Kanga, i loro indumenti tipicibelli e dai colori sgargianti.

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Le case dei villaggi sono piccole ospitano in realtà  il necessario, le varie attività del villaggio , pregare cucinare socializzare , vengono svolte all’aria aperta o sotto l’ombra degli alberi. Essendo di religione musulmana, gli uomini mangiano separati dalle donne.

I bambini ci inseguono incuriositi e alcuni di loro si mettono in posa per farsi fotografare, quegli immensi sorrisi ti riempiono di gioia e penso che in fondo loro ci stanno donando più di quanto possiamo dare noi a loro.

Altri villaggi li abbiamo incontrati lungo il Tour delle spezie. La nostra mattinata si è snocciolata curiosando qua e là nei vari villaggi.

Una totale immersione nella vita zanzibarina per conoscerne appieno gli usi e i costumi.

Assaporo e porto con me questo pezzo d’Africa, questa isola incantevole con tutti e cinque i sensi.

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Un grazie speciale va a Gigi – che ha colto le nostre esigenze e proposte organizzando questa intensa giornata-, ai nostri perfetti compagni di avventura Patrizia e Dario, e infine grazie a Te, compagno speciale, indispensabile per realizzare tutto questo.

Foto: Sara Lombardi e Andrea Viola

Sara Lombardi

Appassionata di fotografia, viaggi, libri. "Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato." Edgar Allan Poe

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