Museo d’Israele di Gerusalemme: il programma delle esposizioni 2016

Museo d'Israele Gerusalemme

Dall’archeologia, all’arte, all’architettura: si raccontano gli scambi e l’interculturalità che qui vive da millenni
Il Museo d’Israele di Gerusalemme –  dopo la conclusione delle celebrazioni del 50° anniversario avvenute durante tutto il 2015 –  grazie al suo nuovo programma per le esibizioni nel 2016 abbraccia quest’anno tematiche che coinvolgeranno diversi continenti, generi e periodi storici.



Saranno quindi presentate mostre incentrate su artisti contemporanei internazionali e mostre che vorranno esplorare la interculturalità dell’area. Il 4 marzo, come elemento centrale della stagione 2016, è partita mostra Il Faraone a Canaan: la storia non raccontata che per la prima volta espone i legami interculturali tra Egitto e Canaan durante il secondo millennio a.C. attraverso un’esposizione senza precedenti di oltre 650 manufatti antichi. Includendo oggetti scoperti in Egitto e Israele, la mostra evidenzia la reciproca influenza sulle pratiche rituali e sui linguaggi estetici tra queste due culture così diverse.

A partire dal 1° luglio, inizierà poi la mostra su L’Architettura in Palestina durante il mandato britannico (1917-1948)  che estende a tutto il 20°secolo questo stesso concetto di come culture diverse possano fondersi per caratterizzare lo sviluppo di nuove espressioni culturali, mettendo in evidenza l’impatto di trasformazione che ha avuto il primo modernismo europeo sullo sviluppo dell’architettura in Palestina durante il mandato britannico.

Per tutte le informazioni potete visitare anche il sito ufficiale del Museo d’Israele.

Le principali mostre del 2016

GEORGES ADÉAGBO: L’AFRICA A GERUSALEMME (FINO AL 6 MAGGIO 2016)

Residente nello Stato del Benin, in Africa, l’artista Georges Adéagbo crea un’installazione specifica per la Galleria del Focus del Museo d’Israele. Una voce forte e distintiva nel mondo dell’arte contemporanea a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, le installazioni sul pavimento e sul soffitto di Adéagbo presentano una complessa rete di concetti e associazioni che si riflettono nei materiali raccolti durante i lunghi soggiorni in Israele e nel Benin. Usando i propri testi, oggetti trovati, e libri, oltre a dipinti e sculture realizzate dai suoi colleghi di studio a Cotonou, Adéagbo costruisce collage complessi – definiti da lui stesso come “Archeologia orizzontale” –  che esplorano come gli individui interpretano le culture e la storia di un luogo in base alle loro esperienze. Per la sua installazione al Museo d’Israele, l’artista ha viaggiato per tutta Israele, fondendo le scoperte del suo viaggio con le proprie narrazioni caratteristiche e associazioni visive.

IL FARAONE A CANAAN: LA STORIA NON RACCONTATA (4 MARZO – 25 OTTOBRE 2016)

Il Faraone a Canaan racconta la storia segreta e rivelatrice dei ricchi legami interculturali tra Egitto e Canaan durante il secondo millennio a.C. La mostra presenta oltre 680 oggetti che dimostrano la reciproca influenza sulle pratiche rituali e sui linguaggi estetici tra queste due culture così diverse. Dalla enorme stele della vittoria reale agli scarabei e amuleti; la mostra presenta una serie di reperti archeologici rinvenuti in Israele e in Egitto, molti dei quali tratti dalle collezioni stesse del Museo, insieme a importanti prestiti del Metropolitan Museum Art di New York, del Museo del Louvre di Parigi, del Museo Kunsthistorisches di Vienna, del Museo Egizio di Torino in Italia e altre collezioni.

La mostra è curata da Daphna Ben-Tor, Jeannette e Jonathan Rosen curatori dell’Egyptian Archaeology, e da Eran Arie, e la curatrice dell’età del ferro e dei periodi persiani Frieda Burda. Per accompagnare la mostra il museo presenterà tre mostre concomitanti sull’arte e sulla vita ebraica, l’arte europea, l’arte israeliana, esaminando l’impatto culturale ed estetico dell’Egitto attraverso i secoli sulle altre culture. Le mostre includono Il fascino della Sfinge in Egitto nell’arte europea (4 marzo – 25 ottobre 2016); Il secondo esodo dall’Egitto: 1950-1960s (4 marzo – 25 ottobre 2016); e Yitzhak Danziger: ritorno all’identità cananea (22 maggio – 10 settembre 2016).

EFRAT NATAN: TAR E LIME (20 APRILE – 29 OTTOBRE)

Questa mostra retrospettiva esamina più di quattro decenni di produzione creativa dell’artista multidisciplinare israeliana Efrat Natan, comprese le opere dei primi anni Settanta, insieme a nuove opere mai esposte in precedenza. Nata nel 1947 e cresciuta nel Kibbutz Kfar Rupin, Natan è una delle pioniere della body art e dell’arte concettuale in Israele. Nel corso della sua carriera, Natan ha creato un vocabolario di immagini visive molto cariche che raccontano la sua biografia, l’esperienza collettiva israeliana e gli eventi dell’Israele di oggi, nonché le tradizioni storiche artistiche occidentali e non occidentali. La mostra è curata da Aya Miron, curatore associato, David Orgler Dipartimento di Arte Israeliana.

LA DISTANZA DI UN GIORNO: CONNESSIONI E DISCONNESSIONI DELL’ARTE CONTEMPORANEA (20 APRILE-29 OTTOBRE)

La mostra presenta una selezione di opere di recente acquisizione per la raccolta di Arte Contemporanea del Museo da alcuni dei professionisti più creativi di oggi, tra i quali Nina Canell, Jesse Darling, Petrit Halilaj, Lyle Ashton Harris, David Horowitz, Tala Madani, Roman Ondák, Seth Price , e Paloma Varga-Weisz. Esplorando immagini di connessione e di collegamento, nonché di interruzione e di distacco nei materiali e nelle manifestazioni concettuali, la mostra prende il nome da  un video di David Horwitz – La distanza del giorno (2013) – presentato su due schermi iPhone che mostrano il sorgere e tramontare del sole, come se fosse filmato dall’artista e dalla madre contemporaneamente dai due lati del globo. La mostra è curata da Rita Kersting, Landeau Family Curator of Contemporary Art.

CAVO (SENZA) CONNESSIONI (TITOLO PROVVISORIO) (25 MAGGIO 2016 – 18 MARZO 2017)

Filo, spago, fibra, cavo e corda – sottile o spessa, fine o grossolana, naturale o artificiale, condividono la capacità di unire insieme le cose. La mostra annuale di quest’anno nel Ruth Youth Wing Art Education mette in evidenza il ruolo essenziale che i fili connettori svolgono nella vita di oggi e nel corso dei secoli. Dotata di opere contemporanee e storiche prese principalmente dalle collezioni del Museo, la mostra esplora le nozioni di connessione dai legami familiari e biologici alle connessioni sociali e tecnologiche nel mondo senza fili di oggi.
La mostra è curata da Daniella Shalev, curatore di programmi ed eventi educativi.

PIERRE HUYGHE (2 GIUGNO – 24 SETTEMBRE 2016)

La più recente opera video del famoso artista contemporaneo Pierre Huyghe, Maschera Umana (2014) – 19 minuti di video ipnotizzanti e sconcertanti – risponde a una clip di YouTube intitolata Fuku-chan Monkey in wig, mask, works Restaurants! riproduce un incidente reale in cui una scimmia – travestita con la maschera di una giovane ragazza – è stata addestrata a lavorare come cameriera in un ristorante di Fukushima, in Giappone. In seguito al disastro nucleare nel 2011, Huyghe utilizza una telecamera drone per scalare il relitto del sito e per documentare scene della scimmia sola nel suo habitat, una sagoma contro l’interno scuro e vuoto di un ristorante. In questa ambientazione distopica, la scimmia mette in atto la condizione umana come se ripetesse all’infinito il suo ruolo inconsapevole, mettendo in evidenzia l’esplorazione continua dell’artista sul rapporto tra animali ed esseri umani. La mostra è curata da Rita Kersting, Landau Family Curator Contemporary Art

PICASSO SU CARTA: DAL ISRAEL MUSEUM COLLECTION (1 LUGLIO-12 NOVEMBRE)

Ripercorrendo lo sviluppo artistico di Picasso, quest’ampia presentazione dispone di oltre 200 disegni e stampe di proprietà del Museo d’Israele, amplificata con importanti prestiti da altre collezioni museali. Nella mostra ci sarà la produzione completa della Vollard Suite di Picasso -considerata una delle più importanti serie di stampe eseguite nel 20° secolo, rivelando l’interesse sviluppato dall’artista per la scultura classica e di cui 100 incisioni realizzate dall’artista tra il 1930 e il 1937 per il suo commerciante Ambroise Vollard. Oltre al set completo di Suite 347 verranno mostrate le ultime incisioni mai create, firmate da Picasso. Prodotte con velocità tra marzo e ottobre 1968 dall’artista a Mougins in Francia, questa serie di 347 incisioni riprende l’autobiografia artistica di Picasso, piena di riferimenti alle influenze d’arte e ai lavori svolti nella propria vita, tutti fusi insieme attraverso un flusso di coscienza, segno distintivo di Picasso. Nel corso della mostra, i dipinti di proprietà del Museo insieme a importanti prestiti del Museo di Arte Moderna di New York, e il Museo Picasso di Parigi, segneranno i capitoli della storia creativa senza pari di Picasso. La mostra è curata da Tanya Sirakovich, Michael Bromberg Capo Curatore, Ruth e Giuseppe Bromberg Dipartimento Disegni e Stampe.

L‘ARCHITETTURA IN PALESTINA DURANTE IL MANDATO BRITANNICO (1917- 1948) (1 LUGLIO – 31 DICEMBRE 2016)

Esplorare un’altra dimensione dell‘influenza europea sull’evoluzione del patrimonio visivo modernista di Israele, questa mostra esamina il significativo impatto del modernismo europeo all’inizio del 20° secolo sul linguaggio architettonico della Palestina durante il periodo del mandato britannico, che è conosciuto anche come Architettura Bianca. L’Architettura in Palestina prende ispirazione dalla vasta ricerca del Premio Israele, l‘eminente architetto Ada Karmi-Melamede e dall’architetto Dan Price, il cui testo di accompagnamento, con lo stesso titolo, esplora non solo gli aspetti tettonici e funzionali di questa nuova architettura, ma anche la relazione tra valori, luogo e forma che hanno influenzato la formazione di questo nuovo linguaggio in una nuova terra. La mostra presenta disegni documentari, analitici e interpretativi – pratica che Karmi-Melamede ha ripreso e sviluppato contro il trend dell’era del computer – che fornisce una comprensione alternativa dell’architettura moderna come linguaggio in evoluzione, insieme a straordinarie fotografie di archivio di alcuni dei progetti architettonici iconici del tempo.
La mostra è curata e progettata da Oren Sagiv, Capo di Exhibition Design, The Israel Museum, Gerusalemme.

GESÙ NELL‘ ARTE ISRAELIANA – (25 DICEMBRE 2016 – 5 MARZO 2017)

Questa mostra e il suo catalogo sono basati su una ricerca che indagherà per la prima volta la comparsa della figura di Gesù nell’Arte Israeliana come un fenomeno significativo, multiforme, e sempre presente, e l’evoluzione degli atteggiamenti degli Israeliani, dei sionisti pre-Stato, e degli artisti israeliani nei confronti di Gesù. La mostra Gesù nell’Arte Israeliana – con opere d’arte che ripercorrono il periodo dalla seconda metà del secolo 19° fino ad oggi – esaminerà la complessa dimensione dell’immagine di Gesù attraverso la storia del Giudaismo e di come sia diventato una presenza critica nella storia di Israele e dell’arte israeliana. Mostrando l’evoluzione di questa presenza simbolica, dall’indicare la persecuzione degli ebrei e il loro vittimismo nel personificare la resurrezione nazionale, l’esposizione mostra l’immagine di Gesù come simbolo centrale dell’arte israeliana e offre una nuova prospettiva della sua progressione artistica. Sono presentati i seguenti artisti Joshua Borkovsky, Marc Chagall, Maurycy Gottlieb, Moshe Gershuni, Sigalit Landau Ephraim Moses Lilien, Motti Mizrachi, Efrat Natan, Adi Nes, Abel Pann, Reuven Rubin, and Yigal Tumarkin.

ADRIANO: UN IMPERATORE INCASTONATO NEL BRONZO (FINO AL 30 GIUGNO)

Gli unici tre ritratti esistenti in bronzo dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.) sono esposti insieme per la prima volta nel Museo di Israele nell’area di Archeologia, marcando un simbolico ritorno dell’imperatore a Gerusalemme, la cui ultima visita alla città fu nel 130 d.C. Tra i migliaia di ritratti in bronzo che hanno cosparso il panorama dell’ Impero di Adriano, solo 3 infatti sono rimasti. Il bronzo del Museo d’Israele, che fu trovato in un accampamento romano vicino a Beath Shean nel nord di Israele, raffigura l’imperatore in abbigliamento militare con un’armatura ben conservata. È fiancheggiato da altri due straordinari esempi: uno proveniente dal British Museum trovato nel 1834 nel fiume Tamigi, probabilmente creato per commemorare la visita di Adriano in Gran Bretagna nel 122 d.C.; l’altro, dalla collezione del Museo del Louvre, si pensa abbia avuto origine in Egitto o in Asia.

Barbara Vellucci

Web editor, blogger, content producer e social media addicted! Amo i viaggi e la fotografia ed è per questo che ho deciso di far partire l'avventura di BreathTrip :-)

2 commenti:

  1. gentle dott.ssa
    ho trovato la informazione fornita sul Museo di Israele di grande chiarezza e interesse. grazie
    anna nassisi

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